Neve fradicia

Una sera ero vicino al focolare quando sentì bussare. Chi poteva essere? Fuori il tempo era brutto. Nevicava a bufera. Così domandai timido chi fosse.
Per tutta risposta udii altre tre botte forti che per poco non mi divelsero il portone. Quello sconosciuto agiva con un tal fare da padrone che non ci si poteva negare alla sua richiesta. Così andai sommesso ad aprirgli, non chiedendo nemmeno chi fosse. Ma prima che potessi togliere il chiavistello la porta si spalancò di botto. Mi comparve davanti agli occhi un terribile cavaliere mascherato secondo lo stereotipo della morte, con un gran falcione, in groppa ad un cavallo dagli occhi di fuoco, e il muso schiumante di rabbia. Avvizzito dal freddo, che era veramente micidiale, chiesi al terrificante cavaliere cosa lo avesse condotto presso la casa di uno sciagurato come me. Lui non rispose ma entrò lasciando libero il destriero nero. Una volta dentro mi fece: «Porta qualcosa da bere che mi riscaldi. Ecco, sì, del vino….Evitiamo di perdere tempo. La tua ora è scoccata mio caro mastro Peppino. Questo è un sogno ma non per questo non avrà conseguenza sulla tua vera esistenza. Per te la vita è finita. Verrai a vagare con me in eterno. Tu hai vissuto da avaro nel corpo e soprattutto nello spirito. Mosso semplicemente dalla paura sarai per sempre terrorizzato e squarciato dalla mia falce. Poi, calpestato all’infinito dal mio destriero, ti percuoteremo e quel dolore che tanto scansasti in vita, ti sarà reso in abbondanza, durante la seconda e più lunga vita».
«Cavaliere! Cavaliere nero, la prego! Mi sciolga da questo infausto fato. Che io non debba soggiacere da morto a tutto ciò che in vita ho sempre scansato».
«Ah! Povero disgraziato! Che io possa non aver ascoltato le tue ultime volontà, infatti esaudisco gli ultimi desideri del condannato e do sempre, senza eccezione alcuna, una seconda possibilità, anche se non lo dico… Sfortunatamente per te hai usato le parole sbagliate, in quanto realizzerò pienamente quanto mi chiedi, e ti farò capire come non sempre ciò che diciamo o facciamo rifletta i nostri stessi interessi. Così tu sarai sciolto, come neve sciolta! Sporco, misto al fango, in disfacimento continuo, o esposto al sole, sarai calpestato e odiato, e inviso, da tutto il creato! ».
Più tardi.
«Oggi sembra che faccia meno freddo».
«È vero! La neve va sciogliendosi».
Splash. Splash.
«Ti dirò, preferivo la neve farinosa e gelata di ieri, che questa poltiglia informe e schifosa. Non vedo l’ora di sfilarmi le calze e che il fuoco asciughi questa pappardella. O caldo, o freddo! Questo mezzo ghiaccio, mi disgusta, come certi mezzi uomini, che non sanno infuocarsi né nell’ira né nell’amore. E così tutte queste qualità ti appartengono neve fradicia. Sei inutile, infame e schifosa. Maledetta dal divino e odiata dai demoni, franchigia del Diavolo, tra tutte le cose, la più fastidiosa! ».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...