6. Pacificazione: coincidenza definitiva dei due livelli della realtà.

Continua da QUA
Alice-Bellini_46Tenendole la mano prima e un fianco dopo, oltrepassando il ponte ribattezzato ***, non colsi mai come in quel momento la bellezza di quello spiazzo vicino il fiume, dietro il centro della mia città. Dovremmo tutti un po’ ammetterlo: i luoghi assumono forme diverse a seconda del ruolo che svolgono. E questo ruolo è strettamente correlato con la nostra mera vita quotidiana.
Eppure quello non era un momento qualsiasi. Si trattava, infatti, del primo vero passo dopo la mia katabasis personale; il primo respiro esalato nei panni veri – vivi! – di Senzanome.
Tuttavia non capii, inizialmente, se fosse stata più possibile una mia “discesa” nella realtà extratestuale intinta dalla mia pena o, piuttosto, una “fuoriuscita” di Lucia da quella stessa realtà. Solo la mia fede più che cieca nella penna stessa mi fece propendere per la prima soluzione. Ma, d’altronde, non può esser pure la potenza della penna a tirar fuori Lucia – da quelle che erano evocazioni – e portarla dritto fino a me, in quel momento che era più di un’evocazione? Era realtà. E lo è adesso.

[Cambio tempo verbale dettato dalla percezione della realtà-così-come-è]

Mi spinge, Lucia. Non lo fa fisicamente, ché sono io a tentare di decidere la nostra direzione. Ma mi spinge a fermarmi. E, così, sono forse quattro o cinque passi (non di più) dalla fine del ponticello al punto esatto in cui decidiamo di fermarci. Al punto esatto in cui decido che è arrivato il momento di stringerla a me come in un abbraccio da ritrovati. Come Ulisse, tornando ad Itaca, strinse Penelope, ma senza quella lunga parte – quanto poté esser sadico Omero? – dello scontro con i proci dopo dieci anni di guerra e altrettanti dieci di viaggi miracolati.
Certo, potrei esagerare buttando giù un piccolo excursus del tipo:
Titolo: La mia guerra di Troia. Sottotitolo: Piccolo epos introspettivo riguardo gli ultimi anni della mia vita.
Ma non vorrei mai annoiarti troppo, mio fidato lettore. Ti basti sapere che in questo momento, dopo la guerra e le peripezie, forse la dea Atena è arrivata a pacificarmi. Ti basti sapere che la lunghezza di questo abbraccio tra me e Lucia non è altro che direttamente proporzionale alla guerra di cui sopra, nonché alla lentezza con la quale lo stesso abbraccio si allarga, impercettibilmente, per permettere alle nostre bocche di avvicinarsi. Più lento dell’eterno attimo sublimato su una spiaggia con musiche di Richard Wagner; più lento della sospensione di Lucia nel suo bianco appartamento qualche giorno fa.
Non troverai dialoghi in questo capitolo, amico che sfogli queste pagine, se non due parole alla fine, giacché le parole pronunciate nella realtà-così-come-è sono imprendibili: non è possibile fissarle su un foglio senza evitare un loro mutamento sostanziale.
Il ponte assiste, con le sue lucine a terra spaiate, alle due ore eterne durante le quali io e Lucia rimaniamo nel nostro piccolo spazio a guardarci, a cantare, a danzare e a gioire. E sono risate e sorrisi, inaspettati alle nostre anime come inaspettate stelle cadenti a metà gennaio, quando si avvicinano i giorni della merla e mai nessun gelo – ora lo sappiamo – può ghiacciare due cuori come il mio e quello di Lucia.
«Era davvero una stella cadente» mi dice. I suoi occhi grigio-verdi brillano più che mai.
«Vieni con me a ***» aggiunge dopo. E un certo calore, assente da molto tempo, si rifà vivo.
«Prima andiamo a

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...