4. Il mentre la sospensione del Salto di Lucia

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735460_10200364606857346_618663538_oMi muovo sulle tavole cercando di non pensare troppo nemmeno questa volta. Cerco solo di dare una mano spostando attrezzature, cavi su cavi, fari e faretti, casse, mixer e altre diavolerie. Lo spettacolo è finito da un’oretta e direi che è andato proprio bene. Sarebbe inutile e fuori luogo spiegare quanto sia stato importante per me e mia sorella rientrare qui, oggi, e lavorare, cercando di fare del nostro meglio per la buona riuscita della prima serata. Eppure, com’è normale, l’atmosfera qui dentro non è mai stata tanto diversa. È curioso come Patres abbia spopolato questa sera, qui nel posto in cui è nato, come sia riuscito a compiere quell’intero ciclo di vita e crescita per tornare dopo due anni a casa, adesso che il teatro è praticamente disabitato. Voglio dire: finché qualcuno lo ha abitato (e per abitare intendasi vivificarlo sotto ogni aspetto) ho visto parecchi occhi meravigliarsi, parecchie teste spremersi le meningi per entrare nelle ottiche varie e nei vari ragionamenti dietro ogni spettacolo. Ma stasera, in scena, sono stati così bravi hanno emozionato così tanto che alle persone estasiate avrei voluto scuotere le spalle e urlare:   
«Cazzo! Guardati intorno! Non vedi che questo posto è morto? Non vedi che non è più lo stesso?».
Ma tu, caro lettore, che ne puoi sapere? Che colpa hai tu per doverti sorbire questo mio sfogo? Forse Patres questa sera è diventato finalmente adulto. O forse ha assunto un senso e un ruolo diverso rispetto a prima. L’espressione artistica, di qualsiasi natura sia, muta insieme a noi; muta a causa di sé stessa e muta anche a causa di agenti esterni. Proprio come noi. Proprio come me. E anche se il mio ruolo in Patres non è mai andato al di là dello spostare attrezzature o staccare biglietti e fare sala, mi piace pensare che la crescita l’abbiamo tenuta insieme per mano.
Il post-spettacolo in alcuni momenti può lasciare belle sensazioni quasi quanto lo spettacolo stesso. Questo è uno di quei momenti. Ecco che, improvvisamente, mentre gli amici attorno a me continuano a scorrazzare avanti e indietro portando carichi di roba e attrezzatura, percepisco sulla mia pelle la loro mancanza ed evanescenza. In una sfera di luce argentata scompaiono uno dopo l’altro, scompare Dario, poi Achille con Pasquale, poi tutti gli altri. E la solitudine di un mondo intero mi crolla addosso.
Non ci sono sfumature qua attorno; credo d’aver perso la vista. Forse anche il tatto. Al naso, però, sento un gradevole profumo di menta e mi par di sentire rumore di passi alle mie spalle. Provo a voltarmi: due occhi verdi, incastonati in un volto dai lineamenti non perfettamente chiari, si specchiano nei miei.

[Il mentre la sospensione del Salto di Lucia]

«Questa è bella, proprio bella» disse Lucia senza velare un leggero tono sarcastico.
La guardo senza riuscire a spiccicar parola. So che si tratta di lei, pur sapendo che non esista. Che non può esistere.
«Dove siamo?» mi domanda poi.
«E lo chiedi a me? Io ero in teatro a lavorare tranquillamente. Quando sono… scomparsi tutti» io non riesco a nascondere, invece, una certa preoccupazione.
«Scomparsi…?»
«Svaniti. Nel nulla»
«Sicuro che non siamo svaniti noi invece?»
Mi fa sobbalzare il cuore. Potrebbe non avere tutti i torti. Questa sensazione di “lontananza” che ci circonda, che dietro di essa ci sia davvero una mia “scomparsa”?
«Ma perché» le domando «tu dov’eri? Come sei arrivata qui?»
«Io… dov’ero… se non ricordo male mi trovavo a casa. È mattina vero? Stavo…» abbassa lo sguardo come per tentare di ricordare; o come per tentare di non voler ricordare.
«Stavi…?»
«Lascia perdere… diciamo che stavo muovendomi. Facendo un movimento particolare. Ma poi nel bel mezzo di questo movimento… si è fermata ogni cosa e… dio mio che mi sta succedendo?» si inginocchia in mezzo al nulla e da questo nulla Lucia si sente circondata. Come mi ci sento circondato io. Comincia a piangere disperata.
«Ma tu sei Lucia, non è vero?»
«Sì, sì. Sono io… e tu chi sei insomma?»
«Non posso mica dirtelo» e so che non appena mi chiederà il perché non saprò dirle neanche il motivo.
«Perché mai?»
«Non lo so!»
«Non lo sai? Va bene, va bene, ho capito»
«Cos’hai capito?»
«Che sto sognando. Semplicemente. Prima mi sento dire che non esistiamo, che la nostra è una vita fasulla all’interno di un romanzo scritto da chissà chi; poi mi alzo felice, così felice da non aver bisogno nemmeno del caffè – e io ho sempre bisogno del caffè! Sappilo chiunque tu sia! – e mentre cerco di saltare sul letto, o meglio sopra l’uomo che dormiva con me, mi ritrovo qui in mezzo al nulla con te che non sai, come me, cosa ci fai qui, che non puoi dirmi chi sei e nemmeno sai il motivo del perché tu non possa dirmelo!»
«Mi ricorda qualcosa tutto questo» e mi maledico per averlo detto. Perché non sto riuscendo a tener chiusa la bocca? E perché mi ritrovo qui, in mezzo al nulla, con la materializzazione nemmeno tanto chiara di un mio pensiero?
«Non è possibile! Frena un attimo, c’è qualcosa di sbagliatissimo in tutto questo!» dico quasi urlando.
«Questo lo dissi io!» risponde prontamente Lucia «Proprio ieri, o prima… o chissà quanto tempo fa»
«TU NON DOVRESTI ESSERE QUI!»
«E perché» mi risponde ridendo «TU SI?»
E dopo queste sue parole tutto, da com’era incominciato, finisce. E mi trovo nuovamente a scendere gli scalini del palco, portando una cassetta piena di prese di corrente e prolunghe. Gli altri hanno quasi finito. Chi trascina robe, chi scrive.

[Fine del mentre la sospensione del Salto di Lucia]

Non fu felice come prima, quando cadendo sopra il corpo nudo di Senzanome riuscì con precisione millimetrica a far cozzare il suo mento leggermente appuntito in mezzo alla fronte del suo compagno, provocandogli un risveglio dapprima drammatico e doloroso ma, dopo, anche ilare e gioioso. Non fu felice come prima. Di più.

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