Amanti accompagnati

Nella sala dell’anfiteatro Orione travi sconnesse pendevano dal soffitto, viti e bulloni erano sparse sul pavimento in ceramica raschiato e accidentato, sedie in legno sgangherate fungevano da platea silenziosa.

Un tempo doveva essere stato un gran bel teatro, risaliva ai primi del ‘900. La mia bisnonna era solita andarci nel periodo in cui si frequentava con il suo futuro marito: lui, lei, i genitori di lui e i genitori di lei.  Posso immaginare quale atmosfera potesse crearsi tra tutti gli amanti accompagnati che andavano a teatro.

Quel lontano luglio del 1921 Lucia e Filippo si sedettero l’una accanto all’altro, la corte al seguito che li osservava una fila più dietro. Lui le lanciò uno sguardo fuggitivo e intenso, lei garbatamente l’accolse nei suoi occhi cerulei, scostò i capelli, abbassò lo sguardo e arrossì impacciata. Le loro mani non si sfiorarono nemmeno di sfuggita, figurarsi quanto lontana potesse essere l’idea di scambiarsi un bacio. Ma l’aria, l’aria era intrisa di desiderio. Quella sera Filippo e Lucia fecero l’amore parecchie volte nella loro testa. Quella sera le loro anime si incastonarono per sempre. Quella sera per gli amanti accompagnati ci fu una promessa più preziosa di un anello di diamanti: la promessa di stare insieme, semplicemente, per sempre.

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