CESARE PERRI: Nella grave malattia mentre si rinsecchiscono parti di sé altre possono germogliare: sono i semi dell’anima.

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Cesare Perri, psichiatra e psicoterapeuta lametino, è un uomo che io e tanti altri ragazzi di manifest abbiamo imparato a conoscere un anno fa, quando in occasione del suo ultimo libro “Le Acrobazie del baco” abbiamo  insieme pensato ad una presentazione innovativa, con un reading a Palazzo Nicotera, che richiamasse le parti più significative del testo, inframezzate dalla musica. Cesare Perri è un uomo che ha fatto parecchio del bene e lo continua a fare nell’esercizio della sua professione, forse con una diligenza come pochi. Per noi un tantino più giovani è stato molto felice il suo incontro, perché abbiamo approfondito come dietro interminabili parole, a volte affannose, ci sia nascosta tanta passione, dedizione, verso quelli che lui definisce “pazienti”. Un rapporto magico e di estrema cura, rispetto, ma anche fatto di responsabilità e senso del dovere. Ecco direi che la particolarità di Cesare Perri è proprio questa: mettersi  completamente al servizio del paziente. Quando capita oggi negli ospedali, o in un posto simile di trovare un medico disponibile e pronto all’ascolto quanto lui? E se capita è raro. Dietro i suoi lunghi post sui social network, emerge la nostra più cruda realtà. Cesare Perri è uno dei pochi che ha ancora il coraggio di urlare in faccia tutte le cose che non vanno bene nella società attuale, e nella fattispecie nella sanità. Si ritrova spesso accerchiato da indifferenza, la stessa indifferenza in cui si trovano le persone gravemente malate.  E mi ha fatto riflettere tanto questo enorme urlo di Munch, su troppe cose che per mancanza di tempo o di volontà, a causa della frenesia del nostro quotidiano, ci fuggono di mano, e sono quelle uniche cose importanti che invece dovremmo guardare bene in faccia, quelle cose che meritano la giusta attenzione e informazione giorno dopo giorno, perché quelle cose ci appartengono tutte.Urlo-Edvard-Munch-620x264

Per questo, senza entrare nel merito personalmente, lascio di seguito a voi lettori alcuni dei post del dott. Perri , che ho selezionato tra gli altri, con l’auspicio che il 2016 possa decisamente  rivelarsi un anno migliore per tutti. Che sia un anno di salute e pace per tutti. Un anno in cui i nostri politici inizino a rendersi conto della rilevanza del problema della sanità che ci attanaglia sempre più profondamente. Un anno in cui tutti inizino a prendere consapevolezza, a partire dal proprio ruolo attraverso responsabilizzazione.

“Avvertire delle affettuosità, anche su Facebook, quando una sofferenza ci riguarda, è sicuramente gradito, eppure la funzione di un social network è anche quella di attribuire al dolore individuale un senso collettivo, appunto ‘sociale’, mettendo in rilevo il dovere costituzionale di una società avanzata quale, con tutti i suoi limiti, è quella italiana, di garantire una adeguata e diffusa assistenza sanitaria a tutti i cittadini concentrando su di essa le risorse finanziarie e comunque prima di ogni altro investimento come quello per le alte velocità o per i Tornado F35. Eppure accettiamo con rassegnazione i c.d. piani di rientro che in Calabria, per esempio, riducono i servizi senza incidere sugli sprechi reali. Anche lo stesso disinteresse verso i post che riguardano le problematiche sanitarie ne è la conferma. E questo non solo mi amareggia ma non compensa la vicinanza personale per quale comunque ringrazio di cuore”.

“L’ordine e il disordine nei pensieri, emozioni, percezioni s’intrecciano con l’humus che ci accoglie, con le nostre radici storiche e biologiche”.

“Richiami dall’inconscio, silenzio dalle città. I disturbi della psiche costituiscono in diversa misura delle “essenze regressive” (richiami dall’inconscio). Contro di esse si sfiancano in una quotidiana guerriglia i pazienti, i familiari e talora i curanti.  All’opposto andrebbero accolte con pazienza e benevolenza attraverso un “ordine superiore” di comportamenti che le trasformi, nonostante tutto, in “essenze vitali”.
In tale direzione sarebbe indispensabile il massimo della solidarietà sociale; quasi sempre avviene il contrario (silenzio dalle città). In molti dei nuovi ostelli, variamente denominati (Comunità terapeutiche, Comunità alloggio, Case famiglia, Residenze socio-sanitarie, ecc. ma qua e là sopravvivono i lazzaretti) anche quando il puzzo di urina è sovrastato dalla varechina e gli ambienti sono lindi, l’accoglienza riguarda la corporeità nello scempio delle relazioni affettive. La PERSONA con seri disturbi psichici o semplicemente perturbante (e tale va divenendo, con lo sfaldamento delle famiglie, anche il vecchio non autosufficiente) cessa di essere un cittadino con i suoi diritti e la sua dignità per divenire, nel migliore dei casi, oggetto di assistenza e nel peggiore, una identità assoggettata. L’uomo con i suoi bisogni reali sparisce; resta solo il suo corpo destinato alla lenta consunzione all’interno di un recinto.  Gli psicofarmaci, utili o indispensabili nella gestione dei gravi scompensi, sono usati con continuità e a dose massicce negli ambulatori, nei servizi e nelle strutture residenziali; essi finiscono con l’annebbiare la mente degli ammalati e degli operatori: è importante mantenere la quiete”!
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“In questo periodo di nuova oscurità del paese Italia, tra le nebbie della indifferenza, i miasmi dell’individualismo, le scorie tossiche della diffusa illegalità e la crisi economica, una possibile resistenza può essere esercitata sul piano culturale: contro tutti gli stigmi e i rapaci, spesso annidati, come scrive Dante Alighieri (Paradiso XXIX) proprio nel cappuccio (“becchetto”) del predicatore o dell’affabulatore di turno, “In vesta di pastor lupi rapaci” (Paradiso XXVII).

“Ma è di oggi il dato ISTAT: nei primi 8 mesi del 2015 si è avuto in Italia, per la prima volta dal 1943, un brusco aumento dei decessi: 45000 in più (+11%). Gli esperti analizzeranno le cause ma è probabile che i tagli diffusi nella sanità ne siano il fattore principale: dal 2009 al 2013 70000 posti ospedalieri e 24000 addetti in meno. Inoltre, come rileva sempre l’ ISTAT, 6 milioni di italiani sono costretti a rinunciare alle cure per motivi economici o per carenze di strutture o servizi. Una conferma dal CENSIS: nel 41% delle famiglie almeno un componente non ha potuto accedere alle cure necessarie per le lunghe liste di attesa nel pubblico e per gli elevati costi del privato. Infine una considerazione personale: l’esercizio della libera professione intramurale è concausa nell’allungamento delle liste di attesa; i dipendenti del Sistema sanitario nazionale dovrebbero svolgere solo prestazioni gratuite seppure con una remunerazione proporzionata ai risultati reali”.Inizio modulo

 

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