Fuori c’è la notte.

Fuori c’è la notte
con tutti i suoi stereotipi
e cespugli che sembrano mostri.
Non restiamo mai indifferenti
al buio ed i suoi scherzi.
Non lo consideriamo un gioco
quando gli occhi utili per vedere
non si trovano sul volto.

Una coppia di fari di passaggio
evidenzia una nebbia quasi interiore,
un caotico ribollire di vapori ed umori,
un muro inconsistente
come la più grande paura
su cui poggia una personalità
che non ha smesso di piangere
i tratti perduti negli anni e nel crescere.

Ed io non so neanche perché sono lì,
intrappolato nei vetri della finestra
da cui ho gettato via la malinconia
ed i complessi adolescenziali.
Non so perché non riesco a smettere
di guardare oltre la notte, oltre la nebbia,
verso la nostalgia ed i suoi vuoti
da affittare al futuro.

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