AI GIOVANI: (RI)PRENDIAMOCI I NOSTRI SPAZI

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E non dico solo ai giovani, come me, sempre caricati di responsabilità altrui travestite da responsabilità nostre. Dico a tutti: giovani, anziani, lavoratori, disoccupati, benestanti, borghesi, poveri, italiani, stranieri, nicastresi, sambiasini, santeufemiesi, lametini.
Uno spazio appartiene a chi lo vive, a chi lo abita. E noi siamo stanchi di continuare a urlarlo. Non pensate che il nostro amore per la parola non sia ben accompagnato da un’azione spontanea, cieca, senza schieramento e senza nessuno scopo che non sia quello di RISVEGLIARE.

Siamo stanchi di continuare a sbandierare la Cultura della Cultura; non è questo il nostro compito. Non ci piace.
Perché non provare a ripartire dalla Cultura delle Persone? E dalla Cultura degli Spazi? Perché quell’angolo di strada, quell’albero, quella struttura un po’ fatiscente, quello spazio pubblico, quella spiaggia, quel fiume, quel centro storico non li facciamo diventare cose-luoghi-strumento per la nostra crescita e per la crescita del nostro senso civico-critico?

Perché non proviamo a dormire sonni inquieti, di notte, alla fine di una giornata fin troppo poco produttiva per la nostra coscienza?
Il nostro lavoro, la nostra disperazione, la nostra depressione, i nostri figli, i nostri padri. Diventino tutti motivi di discernimento mentale e raziocinio! E non motivi di chiusura!

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E le nostre città? Riusciamo almeno a viverle veramente? E il benessere cittadino? E l’ambiente? E la cultura? E l’arte? E la sanità? I trasporti? Forse noi giovani una responsabilità in più l’abbiamo: quella di dover ricoprire il ruolo d’avanguardia. E non tiriamoci indietro solo perché nessuno ce lo ha mai chiesto se l’avanguardia la volevamo fare.
Con i “voi siete il futuro” ci hanno stuprato l’anima, fatto perdere la verginità sociale e, la cosa peggiore, ci hanno abbandonati a noi stessi perché nessuno ha provato a riconoscerci.

Ma ora siamo maturi, miei amici giovani. Ora è arrivato il momento di agire. Di criticare, dissentire, urlare. E soprattutto di riconoscere. E per riconoscere è necessario, anzitutto, conoscere. Ecco perché la Cultura delle Persone e la Ri-presa dei propri spazi saranno le chiavi di volta di un lungo processo che potrà portare finalmente ad un mondo intorno a noi migliore. Usciamo, scopriamo, abbassiamo le difese con chi c’è da abbassarle e alziamole con chi c’è da alzarle. Seguiamo dei veri Maestri, quelli che mai si fanno chiamare tali; e in ogni caso, di tanto in tanto facciamo perfettamente di testa nostra. Non agiamo mai d’inerzia, ma solo di forza attiva.

Domenico D’Agostino

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