Antonio Iacopetta, elogio di un grande poeta lametino

Stasera mi è capitato di assistere ad un evento raro. Vedere un poeta vivo. Di solito haimè mi capita di conoscerli solo sui libri e spesso e volentieri sono già convogliati a miglior vita. Invece stasera Antonio Iacopetta era tra noi. Un poeta. Un uomo vero, dotato di semplicità, sensibilità, umiltà. Queste strane doti oggi passate così tanto di moda. Oggi in cui l’importante è apparire o scomparire ma mai esistere. Essere in un luogo fisico con il proprio travaglio interiore, la propria sensibilità, lo sguardo umile di chi è entrato davvero nel centro delle cose, di chi ha conosciuto persone speciali, si pensi allo stesso Costabile. Quando incontri persone così ti rendi conto di quanto avremmo bisogno di buoni maestri. Ma le persone come Iacopetta non vogliono insegnare niente a nessuno. Non credono di possedere la verità. Non hanno nemmeno la brama di essere a ogni costo al centro dell’attenzione, anzi cercano di starsene lontani dalla folla. Perchè sanno che è nella folla, nella massa, che l’uomo perde qualsiasi umanità, divenendo una maschera di cera, insondabile perchè in esso non c’è nulla. Ma solo voglia di apparire o di mimetizzarsi, di schierarsi dalla parte del più forte che è spesso nella nostra società semplicemente il più spregiudicato. Che non si lesina nel legare legami puramente di convenienza, che deve stare sempre sul palcoscenico pur non avendo nulla da dire. Solo per farsi rimirare, per come è bello, per come è bravo. E dietro la folla adorante che sente l’odore del successo, delle vittime che la sua avanzata ha mietuto e si getta ai suoi piedi. Io invece amo le persone come Iacopetta, intellettuale che non vuole definirsi tale, poeta che si vergogna per troppa umiltà di dirlo, che si nutre di studi costanti e della semplicità delle piccole cose, che nutre il fanciulletto che è dentro di sé (per ricordare Pascoli che ha egli stesso citato). Iacopetta, un uomo, una persona dalla grande sensibilità e umiltà, un uomo che ancora analizza rapporti antichi per capire se si è comportato nel migliore dei modi con i suoi amici, per assolversi, poi, almeno in parte, in quanto fu sincero. Abbiamo bisogno di veri anticonformisti, di uomini veri, di poeti e attori. Ma non attori pessimi, quali noi tutti siamo nella vita di tutti i giorni, quando recitiamo un pessimo copione, ideato da cattivi sceneggiatori. Ma da attori quali Dario Natale, che questa sera ci ha fatto veramente calare nel mondo della poesia. Persone che comprendano, che rielaborino e che sappiano dare voce ad uomini come Iacopetta, che non amano parlare e che scrivono quando va bene un solo libro nella loro vita. Perchè in senso lato quanti poeti ci sono che passano una vita appartata, che nessuno considera e che invece avrebbero un mondo meraviglioso da svelarci. Se solo qualcuno ogni tanto gli parlasse e gli sapesse fare le giuste domande invece di andare dietro a simulacri di uomini, esseri bidimensionali che a costo del loro successo fanno a pezzi chiunque, anche i loro amici, se questo gli potrebbe ritornare utile. E noi folla. Esseri senza storia e senza cuore, quando capiremo che bisogna ascoltare chi non ha voce, volontà o forza di gridare?

Davide De Grazia

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