“MARTINI: il Cardinale e gli altri”

“Riprendo volentieri in un giorno importante per la Chiesa, una mia relazione universitaria che dal 31 marzo 2014 ad oggi, più o meno un anno fa, non ha fatto altro che aumentare la mia personale curiosità in tema di spiritualità e fede da un punto di vista più scientifico possibile e contrapposto alla Chiesa. Ma per disconoscere bisogna conoscere. Dunque Grazie al Cardinal Martini per i suoi insegnamenti di vita, che a parer mio vanno ben oltre l’ottica della religiosità”.   Carlo-Maria-Martini

Io ritengo che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande pungenti l’uno all’altro. Il non credente che è in me inquieta il credente che è in me e viceversa. E’ importante l’appropriazione di questo dialogo interiore, poiché permette a ciascuno di crescere nella coscienza di sé. La chiarezza e la sincerità di tale dialogo si pongono come sintomo di raggiunta maturità umana.” (Cardinal Martini). Se non fosse per la curiosità che ci spinge a riflettere e a cercare risposte, non potremmo mai, neanche lontanamente ,avvistare qualche spiraglio di luce verso la verità. Ed è esattamente dopo aver letto e ascoltato le poche righe, di cui sopra, che la mia curiosità aumenta. In un Convegno tenuto nell’Università “Magra Graecia” di Catanzaro, dove si ricordava il Cardinal Martini, sono rimasta sorpresa e affascinata al tempo stesso dalla sua importante e significativa iniziativa, avviata nel 1987 nella sua diocesi di Milano. “La Cattedra dei non credenti”. Già il titolo, come si può notare, riproduce un bel suono, che in qualche modo ci fa respirare libertà. Un suono che porta al confronto, all’ apertura dello spirito, della fede, e delle grandi domande della vita, rispetto  invece alla chiusura in cui versa oggi  la Chiesa e la Religione Cattolica. Si fonde così, dietro l’insegnamento del Cardinal Martini,  l’esigenza e la necessità, per chi ha fede, di ascoltare le voci più diverse, che si fanno sentire qua e là “come quel vento che soffia dove vuole, ma non sai di dove viene e dove va” (Gv 3,8). Naturalmente ci sono differenti sensibilità di ascolto, ma sappiamo ormai quali sono i nostri punti “sensibili”. Uno di questi è la ricerca e il sogno di “Una chiesa per i senza-Chiesa”, se questa espressione dice qualcosa, come variazione di “Chiesa dei Gentili”. L’espressione è legata a un concetto-chiave enunciato dal card. Martini nel ricordare l’esperienza della “Cattedra dei non credenti” che aveva istituito a Milano: un interesse profondo per gli esseri umani, dunque per una società a misura d’uomo “è comune a molte sorelle e a molti fratelli nel mondo, fra i credenti come fra i non credenti”.

Ma In cosa crede chi non crede? Questa la domanda di Umberto Eco al Cardinal Martini, nel 1995.

Il primo dialogo cui ciascuno dei partecipanti è stato invitato è quello interiore con se stesso poiché, diceva ancora Martini, “Io ritengo – ed è l’ipotesi di partenza – che ciascuno di noi abbia in sé un non credente e un credente, che si parlano dentro, che si interrogano a vicenda, che rimandano continuamente domande pungenti e inquietanti l’uno all’altro”. Solo dando voce con pazienza e con metodo a queste due voci si può raggiungere la propria maturità umana e cristiana. Dunque, da ciò ne deriva che l’esercizio di autocoscienza è così divenuto anche esercizio di incontro, di testimonianza, di accoglienza leale e sincera dell’altro. Esseri pensanti, dunque, per contrastare gli opposti dogmatismi del fideismo e del razionalismo. Per questo Martini ha più volte ripreso e commentato, nelle introduzioni alle diverse cattedre, una frase di Norberto Bobbio il quale – come non credente – dice: “La differenza rilevante per me non passa tra credenti e non credenti, ma tra pensanti e non pensanti; ovvero tra coloro che riflettono sui vari perché e gli indifferenti che non riflettono” con l’amara aggiunta che “La specie degli indifferenti, che è di gran lunga la più numerosa, si trova tanto tra i credenti quanto fra i non credenti”. 3430255-9788845279935 La riflessione sorge spontanea. La religione e la fede possono essere pensate in un modo del tutto diverso. Una religione e una fede non fatte soltanto di una somma di risposte già date, di assolute e declamate certezze, ma di domande, di un ascolto e di una ricerca di cui ciascuno è responsabile. Allora possiamo capire che al centro dell’idea religiosa può non esserci il senso del peccato, come fino a quel momento potevamo pensare, ma la liberazione, la “sfida” intellettuale, psicologica e morale della ricerca, della verità. Perché il cammino della fede nella città non inizia mai, o quasi mai, dalle definizioni o dalle proclamazioni, ma inizia come quello di Emmaus da una domanda: “Di che cosa state discorrendo lungo il cammino?”. Tale luogo è proprio la strada della città moderna, terra di pluralismo, dove sorgono le domande serie che nascono spesso fuori dalle chiese per le strade o nelle case: là dove accade una nascita, una malattia, una morte, là dove ci si innamora o ci si sposa, là dove si legge una luce negli occhi dei figli o si legge il baratro di un disagio, il vuoto della delusione o della droga, là dove ogni giorno è la fatica di vivere in faccia a se stessi e al mondo.

Bisognerebbe che anche le nostre chiese “ridiventino strada”, poiché “anche le chiese diventano luogo ricercato se, in qualche misura, diventano strada, se puoi entrare senza sentirti censurato nella domanda o nel grido, senza sentirti assediato da curiosità e da intrusioni clericali, se l’accesso è liberato da presenze ingombranti alle quali giustificare il tuo essere qui oggi o il tuo non esserci domani”.

La Cattedra, infatti, rappresenta un riuscito tentativo di dialogo e di incontro, per così dire, a tutto tondo tra la fede cristiana e il variegato mondo della cultura contemporanea, nonché del confronto con altre confessioni cristiane o tradizioni religiose, prima tra tutte quella ebraica. “Nei vari incontri  – sosteneva il Cardinal Martini – dovevano partecipare con la loro ricerca della verità. Ho chiesto ai non credenti da dove traessero il loro fondamento etico”. “Da questi colloqui è nato anche il mio carteggio con Umberto Eco, pubblicato con il significativo titolo In cosa crede chi non crede? Se la Chiesa vuole essere missionaria (e oggi deve esserlo se guardiamo ai dati sul calo dei suoi membri), ma soprattutto se ricordiamo il mandato fondante di Gesù: “andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni”, questo ci obbliga ad avviare un dialogo con tutti, a donare a tutti la nostra amicizia e a cercare la collaborazione di tutti. Allora potremo trovare interessi comuni, ascoltarci a vicenda con attenzione e imparare gli uni dagli altri. Se non si allacciano e non si coltivano questi rapporti umani, è impensabile che la Chiesa riesca a portare al mondo i suoi valori e il Vangelo. Un cristiano si distingue proprio perché entra senza timore in contatto con coloro che la pensano diversamente e che hanno un’altra fede, con chi si pone domande ed è in cerca di qualcosa.” In questa apertura verso gli estranei (ai suoi tempi i pagani e i soldati romani) Gesù è il nostro maestro. Egli si stupì della fede del centurione. La giudicò perfino superiore alla fede del proprio popolo. Si meravigliò della donna pagana che si aspettava da lui la guarigione più dei suoi seguaci. Gesù ebbe importanti conversazioni con i capi, i membri di un governo, vale a dire del sinedrio. Essi ebbero nei suoi confronti un atteggiamento critico e sfavorevole. Anche la sua amicizia con Giuseppe di Arimatea, che gli mise a disposizione la sua tomba e provvide insieme a Nicodemo all’unzione e alla sepoltura della salma, dimostra che era amico di persone di idee diverse. Non a caso il ladrone alla sua destra e il centurione romano sotto la croce sono potenti testimoni dell’importanza di Gesù. Hanno riposto la speranza in lui. 1947570_1425595431022721_881158083_n

Grazie quindi al Cardinal Martini, a quella vecchia lezione all’università e di recente grazie anche alla bellissima scoperta dello spettacolo teatrale dedicato alla Cattedra dei non credenti ( allego articolo http://www.incrocinews.it/arte-cultura/il-mio-cardinal-martini-che-insegnava-dalla-cattedra-dei-non-credenti-1.80532  )  curato dalla regia di Felice Cappa e andato in scena al Piccolo di Milano nel settembre scorso attraverso cui ho potuto appurare come l’arte sia ovunque, come ci sia un filo, invisibile, tra un libro, una lezione di diritto canonico, e un copione a teatro laddove naturalmente ci sia anche tanta voglia di imparare sempre nuove cose belle.

Valeria D’Agostino

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