Joan e il Re pigro

Joan e  il Re Pigro

Tanto tempo fa, nei lontani giorni in cui l’amianto non la faceva ancora da padrone, c’era un ragazzo che viveva da solo in una deserta e solitaria pianura. Si chiamava Joan.

Un giorno la sua vita cambiò, a causa di uno strano uomo che possedeva un misterioso castello.  L’uomo si chiamava Borèo, e convinse Joan ad andare con lui. Lo trascinò in parecchie avventure, e Joan divenne esperto nell’arte della magia e dei popoli strani e misteriosi, che spuntavano dalle profondità della terra e dalle cime dei monti.

Ancora oggi, il suo nome è ricordato dai discendenti di coloro che lo seguirono, andando a fondare la piccola e misteriosa valle di Joan. Eppure, prima di quei giorni famosi, di strada ne aveva dovuta compiere.

Il racconto che segue parla della sua prima avventura, quando capì di avere dei poteri non comuni.

Ed ecco quello che ci dice il suo cronista ufficiale, Sandor Meredis:

“Il suo sguardo fu subito attirato da una grande collina immersa nella nebbia, in cima alla quale spiccava un castello parecchio malridotto. Credette fosse abbandonato e in rovina; ma subito cambiò idea, perché vide uscirne parecchia gente… a dire il vero, sembrava che stessero scappando. La sua curiosità si accrebbe, e sentì dentro di sé che lì avrebbe trovato delle prime risposte.

Vide che si trovava alla sua destra, anche se lontano, e si mosse in quella direzione, verso un gruppo di brulle colline.

Era parecchio lontano; ma Joan camminava veloce, e un ora dopo arrivò in vista del castello, e scoprì che era preceduto da un piccolo villaggio di capanne di legno, anch’esso piuttosto malandato e decadente. “Sembra che nessuno faccia niente, qui”, pensò, osservando le persone ai lati delle case e lungo la strada. Le persone si aggiravano sperdute e spaesate, come se avessero perso completamente il senso e lo scopo della loro vita.

Joan ripensò al suo lavoro nei campi, e si disse che se anche lui avesse agito così, non avrebbe mangiato per mesi, e forse sarebbe morto di fame. “Sa di morte, questo posto”, mormorò.

“E qui morirai”, sibilò una voce, e Joan trasalì. Girò la testa, e vide che si trattava di un vecchio, seduto ai bordi della triste strada che attraversava il villaggio. Il ragazzo lo fissò. “Che vorresti dire, nonno?”, chiese.

Il vecchio lo scrutò a lungo, e Joan notò che era parecchio malandato, i vestiti laceri e strappati,la pelle gialla e tirata. “Chiunque venga qui- riuscì infine a biascicare l’uomo- odora di morte, è marchiato dalla morte, e verrà inseguito dalla morte. Tutto qui è maledetto, e cade in rovina. E anche se riuscirai mai ad andartene da qui, prima o poi la Nera Dama ti raggiungerà”. Sputò per terra, e si alzò, allontanandosi barcollante.

Joan sospirò. “Cominciamo bene- disse tra sé e sé- arrivo appena, e già mi augurano la morte”. Ma non si scoraggiò, perché la paura già da allora gli era sconosciuta.  Guardò il castello, ed ebbe di nuovo la fortissima certezza che al suo interno avrebbe trovato parecchie risposte a tutte le domande che lo assillavano.

Proseguì, e in quel mortale silenzio di deserto umano camminò senza temere nulla, nonostante tutto, mentre una leggera pioggia autunnale gli cadeva sul volto e sulle spalle.

Dopo cinque minuti, alzò infine gli occhi, e lo vide: il castello tra le nebbie, da vicino ancora più diroccato e fatiscente.

Nessuna guardia sul ponte levatoio, né al cancello ( Joan non le conosceva, quelle cose, ma immagino che voi ne abbiate sentito parlare); c’erano corvi sulle mura, cani e altre bestie che giravano senza meta o sedevano divorando chissà che cosa. Joan, nonostante non sapesse cosa fosse la paura, era sempre più turbato, ma decise di non pensarci, e avanzò verso il grande portale del castello, toccandolo leggermente. La porta scricchiolò pesantemente sui cardini, e si aprì.

Il grande cortile del castello si presentò alla sua vista, e lì trovò finalmente delle guardie: erano stese per terra sugli scalini che introducevano alla grande sala reale. Joan si avvicinò, e le osservò meglio: notò che gli sguardi di quelle persone, pur con gli occhi aperti, sembravano spenti, quasi da sembrare morti; eppure non lo erano affatto, perché respiravano pesantemente. Era come se avessero perso ogni interesse per la vita. Decisamente, quell’aspetto sembrava la caratteristica principale di tutta la gente, in quei luoghi.

“Ma che accidenti è successo qui?”, si domandò il ragazzo, salendo lentamente le scale abbandonate che portavano alla grande sala del trono. Credeva di essersi ormai abituato alle stranezze di quel luogo, ma ciò che vide là dentro lo stupì e confuse ancor di più.

Vide che là dentro era radunata tutta la corte, con i nobili e i mercanti, le dame, i cavalieri , la regina.. tutti in ginocchio rivolti verso il trono,e tutti con la stessa espressione che aveva già visto in precedenza.

Sul trono sedeva il Re. E il suo sguardo era completamente diverso da quello degli altri.

Il suo sguardo era vivo, vivissimo; i suoi occhi brillavano dalla contentezza e dalla soddisfazione, e sorrideva nel vedere tutta quella gente prostrarsi davanti a lui.

Il suo corpo, però, era completamente immobilizzato, e solo il suo viso pareva aver ancora vita.

Joan, nonostante non avesse mai paura, fu preso da una sensazione di terrore: c’era certamente della magia all’opera, e si chiese che razza di mago fosse quello, tale da compiere stregonerie del genere.

Si ricompose- il terrore non riguardava la sua volontà- e guardò il Re, che lo vide, e cominciò a fissarlo, benevolo e sorridente.

“Benvenuto, giovane ospite- disse, e la sua voce era calma e pastosa- spero che il mio castello sia di tuo gradimento; chiedi, e la mia gente ti servirà”. Sorrise.

Joan lo guardò, e non sapeva se ridere o disperarsi; era evidente che quell’uomo non si rendeva minimamente conto di quel che era successo.

“Vi ringrazio, mio signore- disse infine- per la vostra accoglienza e ospitalità, ma temo di avere brutte notizie da riferirvi”. Così, con calma, tatto e pazienza, cominciò a raccontare ciò che aveva visto: il villaggio abbandonato, la profezia del vecchio, il castello in rovina, le guardie immobili e la corte ridotta in quello stato.

Joan si accorse, e non sapeva spiegarsi il perché, che una grande forza stava emanando dalle sue parole, e il suo racconto sembrava quasi essere diventato un canto, che emergeva dalle profondità della terra e animava il mondo tutt’intorno a loro. Vide gli occhi del Re cambiare espressione, da sorridente mutarsi in angosciata.  Lacrime spuntarono sul volto di quell’uomo, preda per chissà quanto tempo di una grande illusione. Infine, pianse senza ritegno, prendendosi il volto tra le mani.

Joan finì il suo racconto, e ansimò: si era reso conto di esser stato trascinato all’INTERNO del suo racconto, e capì con qualche turbamento di avere un qualche nascosto potere. Il suo cuore cominciò a battere forte, e sospettò che Borèo lo avesse perfettamente saputo. “Un giorno dovrà dirmi tutto ciò che sa”, giurò a se stesso. Lo prese tanta rabbia, ma anche un grande orgoglio: perché ora si era reso conto di avere una qualche forma di magia , e grandi possibilità davanti  a sé. Una luce si aprì davanti ai suoi occhi: cominciava a capire cosa dovesse fare.

“Non dovete temere, mio nobile Re- disse infine- credo che a tutto ci sia rimedio, al mondo; e nel vostro caso, basterà decisamente poco”.

Il Re si strofinò gli occhi, e lo guardò solennemente. “Se curerai il mio regno- disse- ti darò tutto quello che vuoi”.

Joan si inchinò, e disse soltanto:” Una sola cosa vorrei- rispose- sapere dove posso capire come destare occhi in preda a un lungo sonno”.

“Beh, quella è una potente magia- disse il Re, e il suo sguardo era grave- e dire che in questa nostra grande terra di Nandèra magia ce n’è in quantità! Vedo che pure tu hai un potere notevole, seppur latente; altrimenti non avresti compreso i problemi del mio regno, né mi avresti fatto questa domanda. Bene,quando ci avrai liberato, ti dirò cosa dovrai fare”. Sorrise. “Abbiamo un patto, dunque?”. Joan annuì, e si avvicinò al Re, stringendogli solennemente la mano.

Joan riflettè sul da farsi: il problema di quel regno era così.. assurdo che gli veniva da ridere, ma si era appena fatto amico il Re, e non era il caso di rischiare. “Vedete, mio signore- cominciò- io credo che tutti i vostri guai dipendano dal fatto che LEI a un certo punto si sia seduto lì- indicò il trono- e abbia cominciato a ordinare, ordinare.. senza muoversi mai, senza vedere il suo regno, senza collaborare con i suoi ministri; alla fine, essi non sapevano più che cosa fare, né cosa essere, perché dipendevano completamente da Lei.. e hanno fatto l’unica cosa che ormai sapessero fare: inchinarsi, e obbedire. E  siccome Lei non ordinava nulla, non hanno fatto nulla, e si sono bloccati. E il tutto si è propagato al castello intero, e infine al villaggio. Probabilmente sareste rimasti così per sempre, e avreste  guadagnato l’immortalità. Ma una tale immortalità non la augurerei a nessuno. ”.

“ Sarebbe orribile, invero”,replicò il  Re.

“Quindi- disse lentamente- se io mi alzassi, tutto tornerebbe come prima?”. “Penso proprio di sì”, rispose il ragazzo.

Il Re allora si alzò, lentamente e pesantemente, e tutta la corte si alzò con lui, riprendendo uno sguardo vivo e occhi brillanti. Tutti si inchinarono di nuovo, e attesero le disposizioni del Re.

Egli sorrise loro, abbracciò Joan, e disse: “Ora aprite le finestre. Poi nel pomeriggio visiteremo assieme il regno, e vedremo cosa c’è da fare. Ora lasciatemi solo con questo valoroso giovane: ho una promessa da rispettare”. Rise di gusto.

L’intera corte, ancora scossa e meravigliata, uscì , e il Re andò a guardare alla finestra, spalancando le vetrate e assaporando l’aria. Vide che la gente era tornata a lavorare, a camminare,  a ridere.  Sorrise, scuotendo la grigia testa, e si volse verso Joan. “Ora tocca a me-disse, serio- C’è un uomo, uno stregone,anzi, che saprebbe come rispondere alla domanda che mi hai posto. Si chiama , o si fa chiamare, Re Cambia- l’anima, e sa parecchie cose su morti apparenti e risvegli magici. Solo che..”.

“Solo che?”, domando Joan. Quell’interruzione non prometteva nulla di buono.

Il Re scosse la testa. “Chi possiede la magia ha la mania di lavorare con contratti bilaterali- disse- ed egli ti chiederà qualcosa in cambio: e da quel che ne so, richiede sempre di lavorare per lui. Chi è al suo servizio deve compiere Sette Imprese. Allora, e solo allora, egli darà in cambio ciò che gli viene richiesto. Ma- sospirò- nessuno è riuscito mai a finirle, quelle Imprese”. Guardò il ragazzo. “Cominciamo bene- si disse Joan- qui c’è odore di morte”.

“Bene, se è  l’unico modo- disse ad alta voce- allora compierò queste Sette Imprese”.

Il Re lo guardò, pieno di rispetto. “Sei coraggioso- disse- ma sta’ attento! Egli è molto furbo, e tenterà di imbrogliare”.

“Starò attento, mio Re- disse il ragazzo- Ditemi, dove posso trovarlo?”.

“Lunga è la strada- rispose il Re- Devi superare tutte le grandi Pianure di Sevenant, che si trovano dietro questo castello, e arrivare infine alla Foresta Ombrata. Il palazzo dello stregone è là dentro, ma attento! Ha la capacità di creare grandi illusioni e miraggi, che portano in fondo a burroni o in bocca a bestie feroci. Non fidarti quando vedrai palazzi d’oro e d’argento. Il suo vero Palazzo è un castello in pietra di tufo”.

Joan annuì, pensando che doveva ricordarsi fin troppe cose.. ma era inutile lamentarsi, il suo destino se l’era scelto lui.

Strinse la mano al Re, e uscì dal castello.

Percorse lentamente la discesa dietro al  palazzo, e si incamminò lungo il sentiero piano e sassoso.

Alzò gli occhi, e vide davanti a lui, verdi pianure piene di fiori e rocce: le Pianure di Sevenant. Oltre non volle pensare.

Il giorno avanzava, come il suo ineluttabile destino.

Immagino che vogliate sapere come proseguiranno le sue imprese.. ma questa è un’altra storia.

terremoto-di-notte

Annunci
Categorie:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...