Onoff.

Adoro ripulire la libreria che ho vicino al letto. Quel rettangolo di muro che è la dimostrazione di un passato vivo in un presente che gli apparterrà immediatamente. Riapro libri, trovo fogli.. lettere.
Rileggere quioei pezzi di carta, alcuni piegati a quattro ed altri strappati dal tempo fanno emerge com’ero, chi ero, chi stava intorno a me e chi è rimasto. Ripercorrere una vita togliendo microrganismi di polvere.
Tutti dovrebbero avere una libreria vicino al proprio letto per poter ricercare qualcosa, vale a dire possedere uno specchio. Ti vedi, poi, rivedi. Un difetto o un pregio non importa. Sono legato a quei fogli oipieni di sensazioni. Rimembro le mani che le hanno toccate per calcare il proprio pensiero su quadratini troppo stretti e su righe molto lunghe. La felicità, le gocce che sbiadiscono le righe, l’inquietudine amorosa, i sospetti,
gli incontri, la musica, le immense domande con poche risposte. Un albero di sensazioni. Sento ancora il profumo dei ricordi che si conservano nei fogli. Sarebbe inutile ritornare indietro per riassaporare lo stupore delle sorprese, la sincerità degli anni con tutta la sua gente, i nostri giochi e le promesse. Le foto? Ci sono anche le foto. La voglia di vivere emergimagese in maniera inaudita. Ora mi sento per metà Onoff e per metà l’investigatore che lo interroga per far emerge i suoi ultimi istanti.
Perchè si scrive? Per il semplice fatto che non c’è nient’altro da fare alla fine di un sogno.

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