Gli “Affetti con note al margine” di Carmine Torchia.

Carmine2Ai bei vecchi tempi nel mondo della musica si diceva che il terzo o il quarto album fossero gli album della verità: le etichette discografiche davano infatti questo margine di tempo all’artista per affermarsi. Intorno al terzo o quarto album, insomma, si raggiungeva la piena maturità.
Il punto è che questo paradigma poco risulta applicabile ad un artista come Carmine Torchia. Eclettico, attento e sensibile fin dal principio, ha girato, ha cantato e suonato per strada e nei locali in un viaggio chiamato Piazze d’Italia (sulle tracce di de Chirico), un tour durato quattro mesi, per un totale di circa 9000 km percorsi e 130 ore di viaggio. L’esperienza è diventata poi un libro (Prospettiva editrice), un cortometraggio e uno spettacolo teatrale. Si è poi interessato a Sfera – musica|teatro intorno a Lorenzo Calogero, lavoro di Arianna Lamanna e Franco Còrapi sul poeta calabrese, a Tavole imbandite, spettacolo-concerto sulle arti culinarie attraverso canti e racconti d’autore dalle forti reminiscenze popolari ideato da Ermelinda Bonifacio. Premio SIAE e Premio AFI a Musicultura, ha pubblicato Mi pagano per guardare il cielo (2008, Castorone), Alterazioni (2010, Evento Area) Bene. (2013, Rurale/Audioglobe).        
Ecco perché ora che è uscito (lo scorso undici settembre) il nuovo Album “Affetti con note a margine”, su etichetta Private Stanze, parrebbe una stonatura definire Carmine Torchia un artista che ha bisogno ancora di affermarsi. Carmine ne ha percorsa molta di strada, eppure con questo nuovo disco sembra volerci mostrare non tanto una certa maturità, di certo ormai acquisita, bensì, ancora una volta, una ricchezza di immagini, idee, sensazioni, colori stesi su una tela sempre più familiare eppure ancora originale.
Affetti… è un lavoro omogeneo, nel sound, nelle atmosfere, nei temi, insomma, un prodotto in pieno stile Carmine Torchia. Ma il nostro cantautore questa volta allunga di poco la struttura dell’album (ben 14 pezzi!) riuscendo così a navigare – in quel bel mare di canzone d’autore e sound contemporaneo che lo contraddistinguono – su diversi lidi e approdi.
Carmine Torchia_ ACNAM coverÈ per questo che lo ascoltiamo in un’ottima veste ironica e attenta a tematiche sempre attuali e universali in pezzi come L’amore è un atto politico (Un ritmato pop, morbido e scanzonato), L’umanità (Uno dei pezzi più “tirati” e potenti, con ottimi accenni di archi e liriche ad enfatizzare una certa utopia), Niente più ideologia (più elettronica).
In Dio non è un santo, singolo di lancio di questo nuovo album, una linea di basso morbida ed elegante ci aiuta tener su un ritmo vibrante che ben si sposa con la voce sempre delicata di Carmine. A quanto pare il brano, che prende spunto dal titolo di un’opera pittorica di René Magritte, riflette sulla singolare abitudine degli uomini a prendersela con Dio per qualsiasi cosa vada storto e, per estensione, per ogni bruttura del mondo.
Gli influssi elettronici hanno un ruolo di primo piano in pezzi rock come Territoriale e Col garofano e la spada. In quest’ultima, soprattutto, con una coda finale tiratissima che si amalgama alle forti chitarre e al drumming intenso.
Massima delicatezza e dolcezza viene raggiunta nei pezzi più morbidi, ballate mai banali e atmosferiche: Cielo di Lèvanto, L’ora X (la più acustica e “classica” dell’album), Il salmo che viene per te, L’epoca d’oro.
Ma le vere chicche, forse, sono un pugno di brani con i quali Carmine dà prova di una certa indipendenza e libertà di espressione. C’è spazio per l’interpretazione, nell’interessantissima cover di Leo Ferrè, Il tuo stile, che non lascia nessun dubbio sui gusti sopraffini di Carmine; l’assolo di chitarra finale è da brividi.
C’è spazio anche per un sound più soul, spalmato sulla storia di Anna Lisa, con effetti non indifferenti dovuti ad una malinconica tromba. Si diverte in Manù, un diversivo di qualità, riuscito esperimento di soli archi, mai banale e rilassante, che ricorda quasi quel Bennato degli anni ’70 che non rinunciava mai al pezzo d’operetta. Infine, c’è il Carmine che non solo non rinuncia al suo dialetto d’origine, ma che anzi lo indaga e lo studia nella forma-canzone partorendo la bellissima e dolcissima nenia Ammènzu ‘a via, con una commovente coda finale ad incorniciare una delle nuovi vesti di Carmine più riuscite, quelle del papà.

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