“Come ti distruggo il fantasy”: guida semiseria per evitare autori imbarazzanti

”Come distruggere il fantasy”. Negli ultimi trent’anni, dopo GRANDI autori- di cui parlerò prossimamente- hanno avuto spazio e risonanza scrittori che hanno distrutto questo stupendo genere letterario, confondendolo spesso con i videogiochi e educando intere generazioni al culto dell’orrido. Questo post nasce nella speranza di poter rimediare al disastro. Ecco una prima lista di autori assolutamente da evitare.

Primo tonfo: il logorroico Terry Brooks. Scrittore fin troppo prolifico, si caratterizza per evidenti plagi a Tolkien, soprattutto agli inizi. I suoi personaggi sembrano far parte di una immensa comunità di recupero: si scervellano sulla loro vita passata presente e futura,mandando in tal modo gli eventi a farsi benedire e triplicando inutilmente il numero di pagine. Le sue storie alla fine son tutte uguali, una immensa partita di Dungeons And Dragons, con lo schema fisso stregone bugiardo ragazzo prodigio tipa acida e misteriosa. Un tocco di fuoco dalle mani gnomi e spade magiche.. e il bestseller imbarazzante è pronto. Poveri noi.

Secondo tonfo:l’enigma trash Cristopher Paolini. Dotato di una notevole botta di culo, riesce a pubblicare con una casa editrice il suo primo libro, “Eragon”,e ha un successo incredibile e apparentemente inspiegabile: infatti è la storia più spudoratamente copiona di sempre, i suoi personaggi sembrano ricalcati su Tolkien, Terry Brooks, Dungeons and Dragons e Final Fantasy. I libri successivi sono forse peggio. Frasi cortissime scritte su pagine larghissime creano l’illusione di enormi tomi, quando in verità sono veramente poche frasi. Il tutto sembra un immensa partita di gioco di ruolo. Il suo successo si spiega solo con la mediocrità di un certo genere di pubblico.
Ma il danno più grave è che poi ci hanno fatto un film, coinvolgendo John Malkovich.. e dando la voce italiana del Drago a .. Ilaria D’amico.
Paolini, sei un danno.

Terzo tonfo .Qui andiamo nello psicanalitico: vi racconterò la storia di un pazzo. Si chiamava Robert Jordan, che iniziò un libro dal nome interessante, “La ruota del Tempo”. L’inizio è ingannevole, pare scritto bene. Poi improvvisamente le frasi si moltiplicano, e gli eventi si perdono in una miriade di dialoghi, che ti fanno venire un gran mal di testa. I personaggi sono tutti sfocati, e dopo 5 minuti non ti ricordi più neppure un nome. Non bastasse questo, il nostro non ci capisce più nulla, e la storia, da fantasy medioevale leggermente copiato da Dungeons and Dragons, comincia a diventare una sorta di seduta spiritica mista a un manuale di esoterismo, per poi tornare a una cronaca di battaglie confuse e senza senso.. e così via, in un eterno ciclo. Dopo cento pagine di ognuno dei nove(!!!) libri, non capisci più cosa accidenti stai leggendo, e i finali sembrano un immenso trip.
Risultato: il nostro è morto prima di arrivare alla fine, e gli ultimi tre libri – per un assurdo totale di 12- li ha finiti un altro. Robert, sei un pirla.

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